Il rapporto 2012 dell’Ocse sul finanziamento delle piccole e medie imprese fa luce su quella che è la vera spina dorsale della nostra economia. Le piccole e medie imprese, infatti, rappresentano circa il 99% della totalità delle aziende presenti sul nostro territorio, dando lavoro a circa l’80% di tutta la forza lavoro.
Nonostante il loro ruolo di volano dell’economia, dal Rapporto Ocse emerge che ricevono pochi finanziamenti da parte delle banche, soprattutto se confrontati con i prestiti ricevuti dalle grandi imprese e dalle imprese di uguali dimensioni presenti in altre nazioni.
Sul totale dei prestiti alle imprese, quelli che vanno alle Pmi sono stati nel 2010 pari al 19%, davvero poco se lo si confronta con il 40% ricevuto dalle grandi imprese e se confrontato al 26% di Francia, al 29% di Usa e al 77% di Portogallo ricevuto dalle imprese di uguali dimensioni.
In Italia, inoltre, nel periodo tra il 2007 e il 2010, sono aumentati i fallimenti. Le società che hanno chiuso i battenti, infatti, sono passate da 11,2 ogni 10 mila imprese del 2007 a 20,3 del 2010. Tuttavia l’Ocse ha registrato un tasso di crescita dei prestiti alle Pmi dal 2,2% del 2008 al 6,6% de 2010, anche se a scapito di maggiori tassi di interesse, minore durata e dell’aumento delle garanzie richieste.
Va detto, tuttavia, che l’analisi dell’Ocse appare alquanto datata. Fotografa, infatti, una situazione precedente al 2011, anno di grande difficoltà per il credito al consumo, ma anche per i finanziamenti alle Pmi. Si moltiplicano, da più parti d’Italia, gli interventi e le richieste per sbloccare le erogazioni bancarie ed è, al contempo, aumentato il costo del credito, anche in termini di garanzie richieste.
Il costo del credito per una Pmi – commenta Michela Cattaruzza, vicepresidente Confindustria con delega ai temi finanziari- è passato in media dal 3,7% del giugno 2011 al 5% di gennaio 2012. Senza tenere conto delle commissioni sugli affidamenti e sugli utilizzi, che aggravano ancora di più il costo finale dei finanziamenti.

