Il dl banche reintroduce le commissioni bancarie sui prestiti precedentemente cancellate dal decreto sulle liberalizzazioni e che aveva portato alle temporanee dimissioni per protesta dei vertici dell’Abi.
Il Decreto liberalizzazioni (decreto-legge 1/2012) prevedeva, infatti, che fossero nulle le commissioni bancarie per le aperture delle linee di credito anche in caso di sconfinamenti, mentre il dl banche ha ridimensionato questa norma e ne ha sancito la nullità solo nel caso in cui non vengano seguite le disposizioni sulla trasparenza adottate dal Cicr, il Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio. In tal senso l’azzeramento delle commissioni si configurerebbe come una sorta di punizione nei confronti della banche poco trasparenti.
Viene pertanto ad essere ripristinata la commissione di istruttoria veloce stabilita dal decreto Salva Italia, mentre l’unica vera novità riguarda l’introduzione dell’emendamento salva-famiglie, con cui si sancisce lo stop delle commissioni bancarie per le famiglie che vanno in rosso sul conto corrente fino a 500 euro e per meno di 7 giorni consecutivi in ogni trimestre.
Viene inoltre istituito un Osservatorio sul credito che monitorerà l’accesso al credito da parte delle imprese, specie le piccole, nonché quelle giovanili e femminili. Oltre a monitorare l’andamento dei finanziamenti erogati e delle relative condizioni del settore bancario e finanziario, l’Osservatorio formulerà eventuali proposte e promuoverà la fomulazione delle migliori prassi per la gestione delle pratiche di finanziamento alle imprese, alle famiglie e ai consumatori.
In caso di mancata concessione del credito, le imprese (ma anche le famiglie) potranno presentare un’istanza al prefetto. Quest’ultimo, dopo aver chiesto alla banca una risposta argomentata sulla meritevolezza del credito, potrà effettuare la relativa segnalazione all’Arbitro bancario, che dovrà pronunciarsi non oltre trenta giorni dalla segnalazione.
E’ stata infine modificata la norma sulla disciplina del rating di legalità delle imprese, prevedendone l’attribuzione su richiesta di parte e solo a imprese con un fatturato minimo di due milioni di euro.

